LA   1 D  DELLA  “ VICO “  ALLA  DIACCIA BOTRONA

  Sabato primo marzo siamo andati in visita alla Diaccia Botrona, una vasta area di circa 1273 ha. nei pressi di Castiglione della Pescaia, dal 1996 riserva naturale di importanza internazionale. Nel-       l’ antichità la zona era occupata  dal lago Prile, una depressione che è stata poi prosciugata  con la colmata . E’ questa una tecnica, messa a punto nella  prima metà del 1800 dal ministro V. Fossombroni e dall’ingegner A. Manetti  per volontà del granduca Leopoldo II di Lorena che considerava la maremma “figlia ammalata da curare con premure paterne “ , che “  colma “ ,riempie le zone depresse con i detriti e il fango portati dai fiumi ; nel nostro caso i detriti furono qui portati da 2  canali provenienti dall’Ombrone. In precedenza, era la seconda metà del 1700, era stato il granduca Pietro Leopoldo ad interessarsi della grave situazione in cui versava la Maremma dando l’incarico ad un gesuita, l’ingegner Leonardo Ximenes.

Fu lui appunto a progettare nel 1765/66 la Casa Rossa, un edificio dalla facciata di colore rossiccio da cui prende il nome.La struttura è fornita di cateratte, che dovevano evitare la mescolanza delle acque dolci della palude con quelle salate del mare,che risalivano verso l’entroterra sospinte dal vento, proprio perché, erroneamente,si credeva che da tale mescolanza fosse causata la malaria ; questa malattia è invece provocata  da un microscopico insetto che si annida nelle uova della  Zanzara anofele. La meta della nostra escursione è stata appunto la Casa Rossa. All’interno è stata allestita una sala multimediale o sala regia ,che costituisce il “cuore della casa rossa”,nella quale, attraverso i monitor presenti nella stanza e grazie alle 3 telecamere situate in tre punti diversi del territorio (una sul tetto della casa rossa alimentata da corrente elettrica ,un’altra su villa Clodia, una collinetta sulla quale sorgono,sui resti di un’antica villa romana,i ruderi di un’abbazia romanica, la terza tra le canne del palude; queste ultime sono alimentate da pannelli solari e girano a 360° abbiamo osservato ciò che accadeva nell’area in quel momento. La guida ha “zoommato”su uno stormo di fenicotteri rosa che, con un curioso movimento delle zampe, cercavano di smuovere il fondale alla ricerca di piccoli crostacei di cui cibarsi. Ci è stato spiegato che la colorazione rosa del piumaggio dipende proprio dall’alimentazione ed è più intensa negli adulti e a maturazione sessuale raggiunta.

Curiosità : sembra che per i patrizi romani la lingua di fenicottero fosse  cibo di elezione.Più in là nuotavano gruppi di anatre; la guida ha indicato un tipo particolare, i Codoni ,cosi chiamati per le dimensioni della coda , precisando che il maschio ha una livrea molto elegante per attirare l’ attenzione delle femmine ; queste, al contrario, si confondono con l’ambiente per sfuggire ai predatori mentre covano le uova; si tratta comunque di coppie molto fedeli e stabili.

Un’ultima precisazione tecnica : le tre telecamere sono dotate di infrarossi e faro a luce fredda per  le riprese notturne. L’androne  della casa rossa ospita 2 postazioni computer da utilizzare per cercare notizie sul territorio e sull’incredibile varietà di forme di vita animale e vegetale presenti nel luogo.Ricordiamo tra gli uccelli il Falco di palude ,l’Albanella reale ,l’Airone rosso,l’Airone bianco,  il Nibbio , il Tarabuso ,il Fenicottero, il Cavaliere d’Italia …e poi tra i rettili il Cervone , la Lucertola , il Ramarro, il Geco….e ancora mammiferi,come volpi, tassi, lepri…..Le acque sono popolate da pesci , crostacei, insetti… Particolare interessante: mentre sul monitor appare la foto dell’animale “ciccato” accompagnato dalle opportune spiegazioni , tutto intorno viene trasmesso il suo verso . Il 13 gennaio 2003 è stato effettuato il censimento degli animali presenti nella riserva : si contavano tra gli altri 2100 Fenicotteri e 800 anatre.Dopo aver ascoltato tutte queste spiegazioni, siamo saliti sulla terrazza della Casa Rossa per uno sguardo d’insieme al territorio, quindi siamo usciti in palude per una passeggiata. Purtroppo la giornata non era delle più adatte: infatti, se da una parte la pioggerellina e le “brume” creavano una suggestiva atmosfera da “palude” dall’altra… i nostri piedi affondavano nella melma e ci siamo sporcati tutti di fango. Che sfortuna!!

Comunque è stata una bellissima esperienza: disponiamo di bellezze naturali di cui spesso la routine di tutti i giorni ci fa dimenticare . Facciamo in modo che questo non accada, perché non c’è niente di più bello che ammirare la natura in tutte le sue forme.

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la "casa rossa" di Francesca Pingitore
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la "casa rossa" fosso di bonifica il padule il ponte e le chiuse la "casa rossa"